giovedì 19 novembre 2015

Dell'impossibile fuga da se stessi

Ho una visione dolente della realtà, per esempio non capisco perché proprio a me sia toccato di vivere in occidente, in relativa pace e tranquillità da una sessantina d'anni, e non invece a un buon diavolo di siriano che magari si è visto bruciare casa e accoppare la famiglia, eppure tra me e lui non vi è a priori alcuna differenza. Ma poi, proprio giunto a questo punto, comprendo come tutto sia necessariamente a posteriori: non ci si può giudicare indipendentemente dall'esperienza, astraendosi dalla cultura in cui si vive, dal tempo e dal luogo in cui ci si trova. Per esempio il giudizio che diamo delle altre culture passa necessariamente attraverso quello che siamo, e noi siamo occidente, volenti o nolenti. Per cui non dobbiamo tanto preoccuparci di dar loro meno fastidio possibile con la speranza che ci possano odiare un po' di meno, loro ci odiano già per quello che siamo, per come viviamo e per quello che pensiamo, e siamo occidentali anche e soprattutto quando crediamo di cavarcela a buon mercato offrendo loro un'ospitalità che suona quantomai pelosa. Allo stato attuale non vedo dunque alternative, e non è un mistero che il cosiddetto "islam moderato" venga giudicato tale in relazione all'adesione allo stato diritto laico e liberale, un'idea quanto mai occidentale, non trovate? (Oppure fate come gli antagonisti tardo marxisti ed hegeliani, che ancora tentano una via alternativa al capitalismo, criticando ferocemente il pensiero unico occidentale senza rendersi conto che la filosofia marxista, pensiero unico per eccellenza, è il modo migliore per riaffermare una visione ultra-occidentale).