giovedì 11 settembre 2014

Vedo la gente morta

E di nuovo l'angoscia, questa tortura infinita che pare connaturata al mio essere come una categoria a priori dello spirito, la più subdola delle menomazioni che sembra ideata apposta per tormentarmi. Sarebbe troppo chiamarla depressione, sarebbe concederle un titolo onorifico, è più una malinconia a lento rilascio con picchi di sfolgorante sgomento. Vedo la gente morta. Cioè, io la vedo camminare dall'alto di questo incommensurabile balcone - non è stata una buona idea - tutta presa dalla propria vita e dai propri imprescindibili bisogni, proprio come fossero qualcosa, e invece sono niente, niente di più che piccole gambe e braccia e testoline che tra qualche anno non saranno più e il loro passaggio su questa terra assolutamente inutile, come fuochi accesi da imprevedibili lampi che continuamente si spengono sotto il nubifragio di un tempo senza fine (puro lirismo, intendevo dire la caducità della vita al cospetto dell'ineluttabilità della morte). E pensare che credevo di essere pronto per un casa al terzo piano.