mercoledì 16 luglio 2014

Vattimismi (reprise)

Per essere l'ideatore del pensiero debole Gianni Vattimo ha idee fin troppo dogmatiche riguardo alla questione palestinese (e non solo). Vattimo, in buona sostanza, pensa che in ogni situazione basti individuare il potere forte e schierarsi automaticamente dalla parte del più debole per essere nella ragione, troppo facile cavarsela così (del resto Vattimo non ha mai brillato per profondità preferendo saltellare in punta di piedi sopra il terreno sdrucciolo della postmodernità). Si fa un torto alla complessità della realtà quando si sostiene sic et simpliciter che i palestinesi sono i giudei dei nazisionisti, la ragione non sta tutta da una parte né il torto dall'altra. L'Islam non è un pranzo di gala, i palestinesi stanno proprio lì dove Hamas vuole che stiano, a rendere testimonianza della miseria, a interpretare il ruolo delle vittime indifese e sacrificali, un enorme calderone di risentimento a cui viene di continuo attizzato il fuoco. Israele, per conto suo (e lo abbiamo già detto), sa di non poter cedere di un millimetro sull'occupazione del suolo patrio, oramai stanno lì, troppo antica la questione, sta scritto nella Bibbia (roba che se calasse oggi un alieno direttamente da Lambda Velorum si metterebbe a ridere). S'è mai visto un antisraeliano che non sia pure un no-tav? E infatti Vattimo è pure un no-tav. Tutta la grande vicenda del marxismo infilata in un buco dentro una montagna, come s'invecchia male... Vedo che molti amici di sinistra si attardano ancora in questi consunti stilemi di un pauperismo che fu, il suggerimento sarebbe quello di passare oltre, che i più poveri non sono sempre immacollati, come giustificati nelle loro brutalità dalla miseria che li avvolge come un spirito untuoso e malingno, né i più ricchi sempre e solo colpevoli in quanto scientificamente consapevoli del male (Pronto? Fra cinque minuti bombardiamo la sua casa, si ricordi lo spazzolino!).