sabato 5 luglio 2014

Omo faber

Ne è passata di acqua sotto i ponti da quando facevo il laicista duro e puro, oggi la vedo diversamente e cioè che così come non esiste più alcun appiglio di carattere moralistico e religioso in grado di negare per principio la maternità surrogata anche per le coppie gay, così nemmeno il pensiero laico è in grado di addurre argomenti che vadano al di là della semplice adesione al principio della massima libertà individuale. Ma chi l'ha detto che questo deve essere il principio che deve avere precedenza sugli altri? Hanno buon gioco i credenti a battere su questo tasto, è sempre una volontà che si fa carico di sostenerlo. Si capisce quindi che, volontà per volontà, vince chi fa la voce più grossa (e qui ritorna Nietzsche, l'esperto in nichilismi). Caduto il velo su Dio spazi sempre più ampi vengono a crearsi per l'uomo (l'homo faber, il produttore di scopi) e ai credenti non resta che fare leva sul concetto di hybris, sul timore del castigo che coglierà chi si azzarda a travalicare i limiti imposti dalla Natura, ma quale castigo dovrebbero temere i non credenti se non credono in Dio? E' una manovra disperata, una tattica di contenimento delle perdite. Piuttosto la domanda é: perché tutti vogliono essere sempre più liberi? Che genere di consolazione pensano di trovare nella libertà? Non lo so. Come già saprete, concepisco il desiderio di concepimento come supremo atto egotico travestito da virtù, "ti faccio dono della vita" e mi offendo se non lo apprezzi. Voi capite quanto mi sembri dunque stucchevole questo scimmiottamento della famigliola tradizionale, che pare un quadro della natività del Mantegna: io ho bisogno di sentirmi padre, dunque per questo ti metto al mondo, non finirà mai (è un allevamento di conigli).