martedì 28 luglio 2015

No podemos

Il mercato globale, il tecno-capitalismo, l'assetto economico mondiale o come diavolo volete chiamarlo, ormai chiede ed esige talmente tanto in termini di efficienza e competenze acquisite che è naturale che in molti tentino la fuga dalla realtà e si mettano ad inseguire modelli più sostenibili, per se stessi innanzitutto. Questo diffuso sentimento di inadeguatezza si traduce più o meno esattamente nell'anticapitalismo attuale, nell'avversione verso i perfidi tedeschi, nella simpatia per gli sconfitti, nell'adesione a tutti i "podemos" del mondo. Il sentimento di inadeguatezza ha una sua forza dirompente, si ricollega all'istinto stesso di sopravvivenza e per questo scatena reazioni rabbiose, come al gatto a cui tirino la coda o al cane a cui sfilino la ciotola da sotto il naso: come farò a sopravvivere? Chi mi pagherà la pensione? Queste paure sono anche le mie. Solo che se ti lasci guidare troppo dalle tue paure, sentimento ed emotività finiranno per prevalere sul senso della realtà, cosicché della Grecia, per esempio, finirai per vedere solo lo stato di bisogno e la pena che fanno i pensionati in fila sotto il sole, e nessuno vorrà comprendere invece che uno stato avrà pur bisogno di una sua coerenza contabile e finanziaria per aspirare al bene comune e che non può pretendere di tirare avanti a forza di prestiti a fondo perduto. Anche gli italiani si stanno arrendendo alla loro inadeguatezza, non vogliono nemmeno prendersi la briga di provarci, abbondano invece le lamentazioni e le fughe dalla realtà, tagliandosi i ponti alle spalle e sognando autarchie e indipendenze sovrane in cui a tutti sia garantita gratuità universale e reddito di cittadinanza: è una brutta china che non promette niente di buono. (questo breve scritto è dedicato a un amico intellettuale attualmente prestato alla plastica, sostanza per giunta fra le meno politicamente corrette, ma almeno lui ci prova).