martedì 14 luglio 2015

«Bisogna mettersi in testa che le tasse vanno pagate»

Tsipras ha da salvare un paese, i rivoluzionari da poltrona no, e per questo lo rispetto. Lo rispetto meno quando fa lo sbruffone con il solo risultato di prenderle sui denti, ma nessuno è perfetto. «Non è normale - ha detto - andare in pensione a 45 anni. La verità è che avremmo dovuto affrontare il tema delle pensioni, troika o no, in un modo o in un altro». Più che altro non è sostenibile. «L'accordo sottoscritto a Bruxelles era l'unica opzione disponibile per il Paese. Sono andato in Russia, Cina e Stati Uniti e non c'erano altre opzioni. Mi assumo la responsabilità di tutti gli errori che ho commesso, mi assumo la responsabilità di un testo in cui non credo, che ho firmato per evitare un disastro al Paese, il collasso delle banche». Era andato in Russia, Cina e Stati Uniti con il cappello in mano ma quelli hanno risposto picche. Il fatto è che nemmeno i comunisti oggi si possono permettere di mandare a gambe all'aria il sistema bancario, tranne appunto gli agitatori del baretto sotto casa che strepitano e vaneggiano di uscite precipitose dall'euro e prese della Bastiglia. Uno Tsipras, poi, anche un po' frescone: «Quando ho fatto il referendum ero convinto che gli europei ci avrebbero dato un po' di tempo. Non sono stati molto buoni, sono stati un po' vendicativi». Contava sulla bontà, lui. Ma benedetto il Signore, qui non c'entrava nulla la bontà, ha da salvare un paese dalla bancarotta e contava sulla bontà per cavarsela in scioltezza, non c'è da stupirsi se ci trattano come i quaquaraquà che siamo.

 (troppo ruvido?)