lunedì 13 ottobre 2014

Si spegne la lanterna

Dunque gli atei razionalisti sarebbero quel veleno che per guarirci dal povero dio delle religioni ci uccidono per l'eternità. Macchine pensanti, auto-generanti, auto-annientanti, che per un curioso tiro giocato dalla sorte hanno preso coscienza di questo popò di mondo per godere di quel poco, finché dura. Mistica del progresso: tutta la millenaria vicenda dell'umanità non è servita altro che a partorire smartphones e reti mobili e quanti imbecilli sono morti per conquistare la Gallia.

«Il tempo è qualcosa di puramente oggettivo e reale, ed esiste indipendentemente da me; io vi sono stato buttato dentro solamente per caso, ne ho preso una piccola parte, e così ho acquistato una realtà transitoria, come hanno fatto, prima di me, mille altri che, adesso, non sono più nulla; e molto presto non sarò più nulla anch'io. Ciò che è realtà è, invece, tempo: il tempo continuerà a scorrere senza di me». Io ritengo che la perentorietà con cui è stata qui espressa renderà evidente la fallacia, e anzi l'assurdità di un tale modo di vedere. (A. Schopenhauer, Gesammelte Werke in zehn Bänden).

Se poi un filosofo pensasse che, morendo, troverà un conforto riservato a lui solo, o, comunque, un motivo di rassegnazione nel fatto che gli si rivelerà la soluzione di un problema che lo ha tenuto occupato così spesso, gli andrà, probabilmente, come a uno che, proprio quando è sul punto di trovare ciò che stava cercando, gli spengono la lanterna. (A. Schopenhauer, idem come sopra).

Sarebbe certamente molto carino, se con la morte non cessasse di esistere anche l'intelletto: ci potremmo portare nell'altro mondo il greco che abbiamo imparato in questo mondo. (N.d.A.) (idem).

Schopenhauer non solo è di conforto, ma è anche un grande spasso, un tipo d'ateo e di polemista di cui, ahinoi, s'è persa la traccia.