domenica 26 ottobre 2014

«La gente si fida di chi si fida di sé»

Il tiranno, antico o moderno, non dice di agire per il bene dei suoi sudditi, anche se crede e fa credere che essi andrebbero in rovina se lui non ci fosse. Il politico democratico del nostro tempo (il politico della «democrazia procedurale»), invece, lo dice: deve dire che i propri progetti hanno come scopo il bene della comunità; altrimenti gli elettori non lo voterebbero. Se il suo scopo primario fosse effettivamente il bene comune, nel senso che egli subordina e sacrifica al bene comune il vantaggio personale che egli potrebbe conseguire per il proprio maggior potere, allora egli sarebbe un santo.
Il che può accadere; ma, se non è un santo, il politico democratico procura un certo beneficio alla comunità solo se egli ottiene un tornaconto personale significativamente superiore (rispetto ai più) a quel beneficio. [...] Egli non vuole il proprio bene allo scopo di realizzare il bene comune, ma vuole il bene comune allo scopo di realizzare il proprio bene, superiore a quello comune. Ma egli deve continuare a dire, se vuol sopravvivere come politico, l'opposto di quel che fa: deve dire che quel che fa ha come scopo primario il bene comune: è costretto a mentire. Altrimenti è finito. Per lo stesso motivo non può dire quello che, ad esempio, dice lo scienziato, cioè: «Quel che sto facendo potrebbe essere sbagliato». Deve dire: «Quel che sto facendo è indiscutibilmente giusto». La gente si fida di chi si fida di sé. Queste considerazioni non hanno nulla a che vedere con una critica al politico democratico. Egli non può essere diverso da come è.

(Emanuele Severino)