venerdì 29 novembre 2013

Novacula Occami

Bisogna sapere - ma più che un vero bisogno è più una notazione a margine -, che fra le molte cose che attualmente popolano il rutilante mondo (si fa per dire) del pensiero filosofico vi è anche un certo dibattito che vede contrapposti gli ultimi residui del postmodernismo e del pensiero debole ai sostenitori del nuovo realismo. Ho comprato anche un libro tempo fa, attirato dalla bella copertina color magenta (R: 180 G: 7 B: 68, codice esadecimale #B40744), il libro in questione è "Bentornata realtà, il nuovo realismo in discussione", edizioni Einaudi. Niente di che, un gran parlarsi addosso. Era in qualche modo prevedibile che il postmoderno non avrebbe retto all'urto dell'11 settembre, il postmoderno è un pensiero morbido adatto ai tempi di pace, là dove si teorizzava la società multiculturale e il crollo di tutte le ideologie al grido nietzschiano di "non esistono fatti, solo interpretazioni", oggi ci si auspica invece un ritorno a una realtà non interpretata che possa poggiare su una base più solida, sul dato non emendabile dell'esistenza di una realtà esterna alla mente. Ora, posto che il problema si riduce di fatto alla questione di una moda che vorrebbe soppiantarne un'altra, mi sfugge veramente il nesso che dovrebbe sussistere fra la prova accertata di una realtà esterna alla mente e la confutazione del postmodernismo. Si dice: il postmoderno riduce il mondo all'interpretazione che ne da il soggetto, se noi proviamo in modo certo e incontrovertibile che esiste una realtà oggettiva originaria che non è interpretabile soggettivamente, allora il postmodernismo è fottuto. Mmm. Primo: il postmodernismo si fotte da solo in quanto vittima di quella stessa datità contingente a cui sembra tanto affezionato. Secondo: non so come si possa realmente provare l'esistenza di una realtà esterna alla mente, auguri. Inoltre, se è legittimo servirsi del rasoio di Occam, potremmo anche fermarci alla realtà interna alla coscienza, infatti, entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem, per cui non vedo quale necessità reale vi sia di porre la materia al di fuori della coscienza quando appare già così ben formata e perfettamente funzionante al suo interno. Se proprio vuoi confutare il soggettivismo sfrenato dei postmoderni, fagli notare con insistenza (perché non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire) che la coscienza soggettiva delle cose è il dato originario e più incontrovertibilmente oggettivo di tutti, una vera Verità con la "V" maiuscola, dico bene?

Appendice. Che poi bisognerebbe accertare come mai Gianni Vattimo sia così terrorizzato da quella "V" maiuscola, quella stessa "V" che compare maiuscola nel suo cognome, non mi stupirei che un bel giorno decidesse di cambiarsi il nome in "gianni vattimo", tutto minuscolo, perché in quelle due maiuscole ci vedeva il segno di un potere castrante ed autoritario (va bene la liberazione, ma senza scadere nel ridicolo).