domenica 3 novembre 2013

Selbstanalyse


Guarire dal pensiero della mortalità, tutto sta nel dimenticarsene (nel sapersene dimenticare). E' principalmente questione di volontà, con il benevolo apporto di una favorevole disposizione caratteriale. Ad avercela. La disposizione caratteriale, vuoi che sia conseguenza della struttura cerebrale, vuoi che sia l'eco di animelle iperuraniche, è quella dimensione che ti guida e ti conduce per tutto l'arco della tua esistenza, è quella catena, per usare una metafora stoica, che ti lascia un poco di libertà ma che difficilmente ti lascerà andare più lontano. Ho fatto autoanalisi, questo è il risultante: che dovrò mettermi l'anima in pace, continuerò a rimestare il pensiero della morte perché "sono nato terrorizzato" (me lo diceva mia madre). Per cui conoscersi non è guarire, è più lenire, per quanto possibile.

"Fortunato colui al quale resti ancora da carezzare qualche desiderio, qualche ispirazione: potrà continuare a lungo il gioco del perpetuo passaggio dal desiderio all'appagamento, e dall'appagamento al nuovo desiderio, gioco che lo renderà felice se il passaggio è rapido, infelice se è lento; ma se non altro non cadrà in quel ristagno che è sorgente di noia terribile e paralizzante di desideri vaghi, senza oggetto preciso, di languore mortale."