domenica 3 novembre 2013


Purtroppo abbiamo questo problema irrisolvibile dell'ineluttabilità della “cosa pubblica”, qualcuno deve pur occuparsene (seppur a malincuore), e inevitabilmente, quando ci si assume l'onere di una carica pubblica, finisce che ci può andare di mezzo anche la vita privata. Gli infortuni del bon ton: fai un piacere a un'amica, per un'amica che aiuti ne lasci indietro altri mille che non conosci e la frittata è fatta. Le persone ricche hanno più possibilità. Ma direi invece che la ricchezza è un fattore accidentale, direi più che le persone “immanicate” hanno più possibilità (se poi sei ricco avrai più possibilità di frequentare gente che conta, ecc.). Possiamo concedere che interessarsi alla salute psicofisica di un detenuto sia un atto di umanità, ma interessarsi alla salute psicofisica di tutti i detenuti sarebbe un atto di civiltà che eviterebbe all'umanità di calarsi dall'alto a discrezionalità del concedente. Non c'è un metro di giudizio: perché Ligresti sì e Cucchi no? “Perché i casi sono troppi”. Ad avere solo più tempo nessuno avrebbe potuto mettere in dubbio il buon cuore del Ministro Cancellieri, si sarebbe personalmente interessata a tutti i casi, regalando a tutti un barlume di speranza. Ragazzi miei, se questi sono i liberali veri, le persone che provengono dalla società civile, allora significa che c'è nella società civile qualcosa che non funziona ed è esattamente quello che penso: che la nostra società civile non è migliore della politica, anzi, costituisce quel grigio e indecoroso sottosuolo in cui la stessa politica si rispecchia.