domenica 27 dicembre 2015

Su un ipotetico revival della metafisica

Ricorrentemente ci si auspica un ritorno della metafisica, magari nella speranza di un revival della fede nelle cose che non si mostrano, ma ce lo si auspica come fosse questione di rilanciare una moda, di un ritorno ai pantaloni a zampa o delle maniche alla raglàn. La cosa più intelligente da fare sarebbe invece capire le ragioni profonde che impediscono alla metafisica di ritornare, comprendere le ragioni di una tendenza che inesorabilmente ha soppiantato tutte le altre. Il fatto è che noi continuiamo ad avere fede, ma non si può avere fede allo stesso modo in cui l'avevamo prima della rivoluzione scientifica e industriale, ora abbiamo fede nelle nostre capacità, e solo dove ancora non riusciamo ad arrivare ci rivolgiamo eventualmente a Dio come speranza di ultima istanza. Pensare di ritornare alla fede saldissima del tipo medioevale (idealizzata oltre misura) significa ignorare quel che si è venuto a sapere sul mondo, e non ce lo si può nascondere, a meno che non si faccia opera di distruzione sistematica della conoscenza. In altre parole non ci può essere fede del tipo medioevale senza un ritorno al medioevo, perché l'uomo crede nei modi e nelle forme concesse dalla contingenza storica. Poi, che anche la scienza poggi più o meno consapevolmente su pilastri metafisici è questione nota, ma il fatto è che la modernità presta molta più attenzione al risultato finale che ai problemi del fondamento, che se anche il fondamento poggiasse sulle nuvole, quel che più conta sono le ricadute pratiche del procedimento (basta che funzioni).