domenica 13 dicembre 2015

Hegeliana/2

"Hegelianamente", no? Ci siamo capiti. E' un termine ormai entrato nell'uso comune, sui social lo usano in continuazione, soprattutto i giovani. Quando di un cosa si dice che è "hegeliana", si intende che vi è dietro una logica o una provvidenza, un piano che tende a un fine, un concatenamento di circostanze ben congeniate. Il concetto si adatta a meraviglia ai movimenti storici, e il movimento è perpetuo, quando sembra aver raggiunto la sua meta, da lì riparte per una nuova destinazione (dialettica hegeliana, sviluppo attraverso la contrapposizione). Alla morte di Hegel i seguaci presero due strade, alcuni svoltarono a destra, altri a sinistra. La destra hegeliana intese vedere nella logica che sottende la storia la mano del Dio onnipotente ed elevò il cristianesimo al rango di religione par excellence. La sinistra liquidò invece con Feuerbach la questione teologica (Non è Dio che crea l'uomo, ma l'uomo che crea l'idea di Dio) e volle partecipare attivamente al processo dialettico attraverso la prassi rivoluzionaria: farsi provvidenza per cambiare il mondo, cambiare il mondo (i rapporti di produzione) per cambiare le coscienze, e conseguentemente gli uomini. Ma esiste veramente questa logica metafisica che guida la storia e che architetta piani ben congeniati o è tutta una suggestione indotta dal tentativo di spiegare a posteriori la successione degli eventi? Esiste in ogni caso l'intricata trama delle loro relazioni, quella trama in cui viene intessuta la realtà e in cui si trovano calate cose e persone, e tanto ci basti.