sabato 26 dicembre 2015

Junghiana

Oggi parleremo di Jung. O meglio, lasceremo parlare qualcun altro. Per Jung "la nevrosi scaturisce dalla rottura dell'unità originaria di inconscio e coscienza. Si tratta di ricostruirla. Ma la terapia non consiste nel rimuovere le contraddizioni che si presentano nel paziente quando quell'unicità viene perduta, bensì nel favorire in lui un «innalzamento del livello della coscienza, e cioè il comparire di un interesse più elevato e più ampio», che non rimuove la contraddizione, ma le fa perdere importanza, come quando dalle cime di un monte si contempla un temporale nella valle. [...] I problemi, le sofferenze, le contraddizioni non si risolvono: ci si può portare al di sopra di essi. Il fatto patologico consiste nel restare bloccati all'interno di un conflitto e nel non affidarsi al "nuovo" che il divenire del mondo porta sempre con sé [...] Il "nuovo" inviato all'uomo dal "destino impenetrabile", non corrisponde alle attese. Perché il "nuovo" compia la sua funzione liberatoria, l'individuo non deve fare proprio nulla, come suggerisce il taosimo e, nella mistica europea, Eckhart. «Bisogna essere psichicamente in grado di lasciar accadere» le cose, senza voler imporre al loro accadimento la nostra volontà e le nostre costruzioni concettuali." (E. Severino, La filosofia contemporanea).

Quel "non opporre resistenza al destino" che ritrovai negli stoici e quel "lasciare accadere le cose" che in genere informa le filosofie orientali. Dunque, senza saperlo, mi stavo curando junghianamente, e gratis (un bel risparmio). Chi è troppo ansioso, come il sottoscritto, si preoccupa di tutto cercando di trattenere il più possibile il presente, ma non c'è nulla da fare, per tanto che si cerca di trattenerlo, l'imprevedibile irrompe: perché resistergli? Più si oppone resistenza e più cresce la nevrosi, lasciar accadere, dunque, lasciar scorrere, il conflitto non verrà risolto ma l'impatto verrà di molto attutito. Das ist gut.