lunedì 24 marzo 2014

Fatico, ultimamente, a distinguere bene fra sogno e realtà, non che mi confonda sul lavoro (ci mancherebbe), ma insomma, appena distolgo lo sguardo dal quotidiano e abbraccio la realtà nel suo insieme mi coglie come un senso di irrealtà, una malessere d'altura, un disagio in tutto simile a quello provato in certi sogni tormentosi o in certi incubi in cui ti uccidi o ti uccidono, quell'angoscia dell'ineluttabile, quella certa densità emotiva che ti induce a pensare che il sogno sia tutta la realtà che puoi permetterti e invece ti svegli e c'è di più e non speravi di potertela cavare. Sogno ad occhi aperti, pare, ma in realtà in un senso più profondo, divagazioni cartesiane o le prime avvisaglie di un esaurimento che sempre incombe come una recidiva (sarebbe bello ridestarsi immortali da questo dettagliato sogno mortale).