martedì 10 febbraio 2015

Les casseurs de pierres

Nella misura in cui accetti la realtà e te ne fai carico, pur con tutte le sue contraddizioni, si capisce bene come muoversi nel libero mercato sia un'opzione legittima quanto quella di fissarsi coll'anticapitalismo: nel primo caso sei mosso per lo più da necessità economiche di cui non ti devi certo vergognare, nel secondo da idealismo romantico da cui ti dovrai in qualche modo emancipare. Che poi pure Gesù Cristo sia stato il primo socialista e tu invece un semplice stronzo capitalista, questa è logica da settantottini per cui chi non è contro il sistema cospira contro l'umanità (le lamentazioni sulle catastrofi del capitalismo vanno ormai da quel teologo della liberazione di papa Francesco ai no global più laici e vegani, dai grillini agli avanzi di estremismo di vario genere e natura). All'interno di questa cornice si inserisce poi di buon grado la lamentazione antimodernista sui guasti della tecnica (perché tecnica e capitalismo sono stretti da un patto inossidabile), per cui l'uomo va perdendo la sua umanità e se non si pone un limite alla tecnica finirà per fare una brutta fine. Poi, chiaramente, per diffondere il verbo antimodernista si è costretti a prendere i treni e gli aerei o quantomeno ad aprire un blog (nemmeno papa Franscesco a Manila ci è andato a piedi): l'unico modo per non far danni è non esistere.