lunedì 2 gennaio 2017

Esisterà?

Perché a noi filosofastri affetti da suggestione letteraria piace tanto Schopenhauer? Per via del suo cognome, indubbiamente (si fosse chiamato Strunz non sarebbe stata la stessa cosa), ma soprattutto per quel suo Principium rationis sufficientis agendi, o Volontà, l'impulso che spinge a vivere, che è poi la sua peculiarità: riconoscere come reale e valida indipendentemente da tutte le esperienze la presenza di una forza oscura e indistinta che assume contorni più definiti mano a mano che ci inoltriamo nel suo pensiero, come di scultura che emerge dal blocco. Certo, abbiamo anche il Principium rationis sufficientis fiendi, che concerne la legge di causalità e quindi l'imprescindibile manifestazione del divenire in quanto concatenazione necessaria di cause ed effetti; abbiamo il Principium rationis sufficientis cognoscendi, la Ragione, e cioè il logos, con il suo Principio di non contraddizione, ecc.; abbiamo il Principium rationis sufficientis essendi, il tempo e lo spazio in quanto forme necessarie dell'esperienza; abbiamo cioè la roboante "Quadruplice radice del pensiero di ragione sufficiente", ma come la Volontà non ce n'è, vince a mani basse. Ognuno la può trovare in sé come negli altri, se dai una chance alla Volontà ti si chiariscono anche i patimenti amorosi, ti dai una spiegazione di tutta la più o meno utile generazione di esseri viventi (siano essi umani, animali o vegetali) che ammorbano il pianeta dalla comparsa della vita sulla Terra, trascinati nella grande bolgia, loro malgrado. Ma esisterà, poi, questa Volontà? E che importa, non è questo il punto.