lunedì 17 agosto 2015

Finaliter

«E' per questo che riservano alla storia un ruolo fondamentale nella loro filosofia e che la costruiscono secondo un presunto progetto universale, in conformità del quale tutto viene orientato verso il meglio, che finaliter si dovrà dunque realizzare e che sarà costituito da una grande magnificenza. Essi assumono pertanto il mondo come un che di perfettamente reale e ne collocano il fine nella miserabile felicità terrena la quale, anche quando riceve dagli uomini tutte le cure possibili ed è favorita dalla sorte, rimane pur sempre una cosa vana, illusoria, caduca e triste, della quale né le costituzioni e le legislazioni né le macchine a vapore e i telegrafi possono fare qualcosa di essenzialmente migliore.» (Supplementi al "Mondo", capitolo 38, La storia).

Che dire, la penso esattamente così. Aldilà della sottile distinzione fra realtà e rappresentazione e della polemica con Hegel, anche assumendo questo mondo come l'unico e il solo reale (e non ho nessuna difficoltà ad assumerlo), rimane pur sempre il fatto che anche ad essere i più felici su questa terra ugualmente la nostra vita si risolve in un solo e troppo breve lasso di tempo, così accade che tutte le comodità e le migliorie e i piaceri che ci possiamo dare mi lascino comunque un retrogusto amaro, come di cose inutili e inessenziali che dovremo abituarci a perdere. Ovviamente, essendo uno spirito liberale, mai mi sognerei di prendermi la briga di togliervi il piacere di vivere, se è questo che vi piace, soltanto che a me non riesce (eroica è questa tendenza a trattenere la vita, ci spetta una medaglia).