lunedì 26 giugno 2017

La volta che incontrai Berlusconi

Ora posso dirlo senza timore di turbare il silenzio elettorale: ebbi l'occasione di incontrare Berlusconi dopo l'operazione e siccome non sono Travaglio gli feci i miei più sinceri auguri per la sua salute e gli dissi che pur non essendo mai stato un suo elettore lo ammiravo per la sua tenacia e per le straordinarie doti di resilienza, “sa cos'è?”, dissi, “lei mi ricorda quei fuoriclasse che pur non potendo correre in lungo e in largo per il campo appena gli danno la possibilità di tirare una punizione sono ancora letali”, lui scoppiò in una grande risata e mi guardò con quei suoi occhietti furbi, due fessurine da cinese, “lei è proprio un caro ragazzo”, disse, dopodiché chiamò un inserviente e gli bisbigliò qualcosa all'orecchio. Apparve come dal nulla una meravigliosa ragazza, non troppo alta, visetto angelico, occhi languidi, bella patata, mi chiese se volevo seguirla nel salottino, io dissi di sì ma solo per non offenderla, perché si sa che sono imbranato con le donne, e ci sedemmo su un bel divano di pelle color panna a sorseggiare un tè freddo alla pesca. Sentii subito come una mano posata sulla gamba, vidi i suoi bei capelli biondi avvicinarsi come in sogno mentre già mi si appannava la vista, "non è possibile!", mi ripetevo, mi parve di udire un suono celestiale di campanelli e… era la sveglia, era lunedì mattina e io ero già in un ritardo mostruoso.