martedì 13 giugno 2017

Diefenbach

Dietro al motto "Omnia vincit ars" c'è un personaggio curioso, Karl Wilhelm Diefenbach, appartenente alla tribù teosofica e frequentatore del Monte Verità, di cui, pare, fu il primo ispiratore. Utopista, nudista, pacifista, poligamo e vegetariano, probabilmente omeopatista, sicuramente no-vac, intimamente legato al ricordo della madre che gli apparirà più volte in forma di visione nei frequenti momenti di crisi, non stupisce che gli vennero tolti i figli. Ne soffrì e cominciò a vagare a piedi nudi in cerca di se stesso, si cibò di bacche, si sdraiò frequentamente sull'erba, finché trovò conforto nella pittura, genere simbolista: paesaggi marini, cieli notturni e tempestosi afferenti al concetto di sublime kantiano, esotismi ed esoterismi vari, figure femminili di luce e via dicendo. La scarsa documentazione fotografica ce lo mostra barbuto e con lo sguardo da matto, avvolto in una tunichetta da Jedi, una via di mezzo fra Rasputin e Gustav Klimt. Altro motto celebre: "Meglio morire che rinnegare i miei ideali!". Dopo il crack finanziario della sua comunità si trasferì a Capri, dove morì nel 1913 all'età di sessantadue anni senza aver rinnegato i suoi ideali e dove sessant'anni dopo gli verrà dedicato un museo ospitato presso la locale Certosa di San Giacomo (l'amore per il Grand Tour e per le rovine del passato, il richiamo della macchia mediterranea abitata dalla pittoresca fauna meridionale che resiste tutt'ora e riverbera nei soggiorni ischitani della cancelliera). Poi un giorno ne diremo due sulla teosofia.