lunedì 25 aprile 2016

Credersi buoni

Che cos'è questo intellettualismo etico di cui soffre perlopiù la sinistra? Ma l'abbiamo già detto, è un vecchio concetto di origine socratica per cui si crede che conoscendo il bene si è come impossibilitati a non praticarlo, perché la verità, il disvelamento, opera sull'uomo come un incantesimo e il male non è altro che mancanza di conoscenza del bene. Tutti possono essere buoni, se non lo sono è perché non hanno studiato abbastanza, perché non conoscono il bene, ecco perché quando il progressista parla di Salvini lo tratteggia come un ignorante. Se leggesse più libri anche Salvini sarebbe più buono e perciò di sinistra. Perché, vedete, il progressista non pensa che si debba essere di sinistra per essere buoni e giusti, al contrario, è la bontà e la giustizia che sono intrinsecamente di sinistra. Questa idea che la conoscenza del bene, una volta raggiunta, operi nell'uomo come una forza irresistibile è totalmente infondata, com'è infondata l'idea tutta progressista (alla Gramellini, per intenderci) che lo studio e la conoscenza conducano per forza di cose alla bontà e alla giustizia. Socrate invitava a conoscere se stessi, non i libri, i quali sono perlopiù veicoli di falsa conoscenza e di conformismo intellettuale ("evidente che si danno arie di sapienti, ma in realtà non sanno nulla").