sabato 17 ottobre 2015

«Volli, e volli sempre, e fortissimamente volli»

Sapete come la penso, che tutto accade nella misura in cui deve accadere e che la possibilità che qualcosa accada diversamente da come accade si manifesti solo nell'idea. Questo negherebbe il cosiddetto liberum arbitrium e la possibilità di una decisione realmente volontaria, con gravi danni per la morale e i suoi fondamenti. La fede nel libero arbitrio è cosa che accomuna atei e credenti, e ciascuno avrà da propinarvi come antidoto all'eventuale travalicamento del limite il suo personale antifonario morale. Moralisti gli atei come moralisti i devoti, non a caso la pedanteria etica di certa tradizione laica finisce per ricongiungersi in comunione di amorosi intenti con quella clericale, per esempio nella lotta alle ingiustizie del capitalismo (Gesù Cristo primo socialista, il papa comunista, ecc. ecc.). Personalmente penso che non possiamo vivere senza crederci liberi, anche se in effetti non lo siamo e non lo saremo mai, una sorta di destinazione alla libertà, una contraddizione in termini (ma nulla impedisce alle contraddizioni di manifestarsi e di prosperare). Niente di meno libero della volontà di volere, dunque, quando anche fossimo in grado di essere completamente padroni di noi stessi, saremmo pur sempre legati alle necessità di questa perfetta padronanza, è la condizione umana. (questo serva da promemoria ogni volta che dovremo affrontare le questioni etiche e morali).

3 commenti:

  1. Incrocio tra Spinoza e Schopenhauer.

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    1. Nel Primato della Volontà ho trovato l'argomento più spinoziano, e già intuibile in Severino

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  2. Vedo che Marino ha apprezzato (non il sindaco)

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