lunedì 31 ottobre 2016

Lückenbüßer

Era il povero Bonhoeffer che parlava di Dio sempre più ridotto a "tappabuchi" (Lückenbüßer), cioè soluzione che interviene nei casi ancora irrisolti dell'esistenza, come nel caso dello scatenarsi delle forze della natura che ci rammenta come nemmeno la terra su cui abbiamo costruito la casa ci appartiene: nella misura in cui l'uomo diventa impotente cresce il bisogno di Dio, quanto più diventa potente tanto più Dio viene messo da parte. Noi non credenti diremmo che questo elastico è la prova lampante che Dio non è che una proiezione delle nostre aspirazioni frustrate, Bonhoeffer era uomo di fede e intendeva invece riportare Dio al centro e non più ai margini dell'esperienza umana, con quali risultati non sapremmo dire. Io devo ammettere che più passa il tempo e più sono indulgente nei confronti della fede, fosse anche un tappabuchi, che la vita è davvero troppo terribile per non concedersi una scappatoia, chiamala pure debolezza, l'importante però è che resti una cosa intima e personale e non ceda alla tentazione di diventare visione organica e politica del mondo, che la fede non venga confusa con la religione, insomma, che della fede è il risvolto più contingente e secolare e per questo più irrilevante ai fini di un'ipotetica salvezza (io, più che in Dio, confido come saprete nel rimedio ontologico).