lunedì 4 gennaio 2016

Kantiana

Kant, invece, non ci dà le stesse soddisfazioni di Hegel in termini di riverbero politico del suo pensiero (anche se nel Zum ewigen Frieden* delinea grosso modo la cornice in cui si muovono i moderni stati occidentali). Il Kant liquidato sbrigativamente come illuminista, come ispiratore di quel formalismo logico tanto inviso ai dialettici e ai continentali. Quella di Kant è principalmente una gnoseologia, cioè un determinare i confini esatti della ragione, una ragione che si interroga su ciò che può legittimamente conoscere, ecc. Per Kant la ragione non può travalicare i confini dell'esperienza, ogni metafisica è impossibile oppure è sogno o fantasia, il mondo che sta oltre l'esperienza è inaccessibile. E qui si potrebbe dire, parafrasando Wittgenstein, che su ciò che non possiamo vedere, si deve tacere. Ma non è completamente muto questo mondo oltre il mondo, di lui sappiamo che è cosa in sé, cioè cosa chiusa in sé. La coscienza dà infatti una forma alla realtà attraverso schemi universali "a priori", cioè che vengono prima dell'esperienza, la quale esprime sempre e solo una conoscenza "a posteriori". Ciò che è universale è il modo in cui facciamo esperienza del mondo (spazio e tempo, per esempio, sono forme a priori e immediate della conoscenza, non derivano dall'esperienza perché ne costituiscono i presupposti). Tutto molto sottile, il soggetto produce il mondo e non viceversa, ma lo produce seguendo sempre lo stesso schema (spazio, tempo, coscienza degli enti, ecc.). Ora, agli atei, di Kant, interessa solitamente il discorso della distruzione della metafisica, ma non crediate che Kant fosse ateo. In una prefazione alla Critica della ragion pura scrisse che aveva dovuto annullare la conoscenza per fare posto alla fede. Questa conoscenza non era altro che la metafisica. Annullando la pretesa della metafisica di accedere a Dio attraverso la ragione, Kant aprì la sconfinata prateria della conoscenza di Dio attraverso l'atto di fede, rendendolo di fatto immune a qualsiasi obiezione razionale. In cauda venenum, il veleno è nella coda e Dio al riparo nel suo fortino inespugnabile. Fine della questione.