venerdì 15 gennaio 2016

De divina improportione

E' risaputo che la scienza non implica necessariamente l'ateismo, alcuni appassionati naturalisti (amanti delle scienze naturali) pensano che la stessa perfezione matematica del creato implichi l'esistenza di dio (e qui e d'obbligo citare la "sezione aurea", o "proporzione divina"). Einstein stesso se la prese una volta con gli atei "militanti" perché a suo dire la loro battaglia contro le religioni li distoglieva dall'ascolto della "musica delle sfere". Siamo qui alla distinzione fra teismo e deismo, il primo esprime la concezione tipica dei monoteismi, il dio che interviene nel mondo attraverso la provvidenza e si preoccupa di giudicare gli uomini dopo la morte premiandoli con il paradiso o punendoli con l'inferno, il secondo che riconosce la presenza di dio nella perfezione stessa del creato. Il dio deista non si occupa delle vicende umane, non si preoccupa di giudicare, non è antropomorfo, ricalca più o meno le caratteristiche degli dei epicurei, quegli dei che non si occupano degli uomini a motivo della loro suprema beatitudine, quando non del deus sive natura spinoziano. E noi moderni, in cosa crediamo? Per ogni tempo la sua fede. Noi moderni abbiamo fede nell'evidenza del divenire, cioè crediamo che nulla sia eterno, nemmeno la materia, la quale, prima o poi, tornerà da dove è venuta. Largo dunque alla nuova cosmogonia del Big Bang, dell'universo scaturito non si sa bene come e perché da una minuscola singolarità. E' questa, dunque, la verità? E' un'ipotesi, la quale, per essere sostenuta, deve introdurre il concetto di "singolarità", cioè di una sospensione del naturale corso delle leggi naturali gravida di implicazioni e di paradossi. E siamo da capo. Non c'è nulla, allora, che possa dimostrare incontrovertibilmente l'esistenza o meno di dio, siamo dunque destinati a brancolare nel buio? Come diceva il Nietzsche in un momento di rara lucidità, gli uomini applicano perlopiù la regola del "qualsiasi spiegazione è meglio di nessuna spiegazione", e occorre constatare che questa massima non solo inerisce alla spiegazione deista e a quella teista, ma, ahimè, pure a quella ateista: uomo, sei infine destinato a non sapere, la più grave fra le condanne, la madre di tutti i tuoi problemi. A meno che...