mercoledì 14 agosto 2013

Mi porto addosso una sottile malattia mentale, di quelle che ti bloccano la vita ma non ti stordiscono completamente, anzi, è strutturata in modo da suscitare la suggestione della più dolorosa autoconsapevolezza. Non sono nemmeno convinto della validità di questa suggestione ma percepisco il terrore, e il terrore è convincente. Faccio una gran fatica a mantenere unito tutto quanto il mio essere, ci sono giorni che me lo sento scivolare via, come l'acqua da una bottiglia, io mi sento svanire, diluire. Prima divagazione filosofica: è aprioristicamente impossibile dimostrare l'esistenza del libero arbitrio, nel dubbio mi è più consolatorio considerare che tutto sia già stabilito. La libertà mi atterrisce, è una caduta infinita nel nulla, la libertà è foriera di cose sconosciute e io preferisco conoscere. Le qualità morali. E' da mesi che sto leggendo Moby Dick e quanta Bibbia, quanto Vecchio Testamento nei paludati gentiluomini dell'epoca e anche fra i pendagli da forca. Ciò che più mi trattiene da compiere azioni veramente immorali è il timore di vedere sconvolte le mie abitudini, per pigrizia appaio virtuoso. Ora mi è chiara la distinzione e vi dirò che della fede, in sé, mi importa assai poco, quello che mi preoccupa di più è il suo braccio armato, cioè la religione. Quando la fede, da intima necessità e magari languido sentimento interiore finisce nelle mani della lobby delle sagrestie, e questo è un discorso generale, quell'umanissimo sentimento inacidisce e diventa foriero di sciagure, perché esce dagli argini della sfera personale e va a compromettere il delicato equilibrio della civile convivenza.