giovedì 29 settembre 2016

Trattare con gli incolti

Mi danno del remissivo per via del mio atteggiamento, se vuoi chiamarlo, "filosofico" (ma il termine è abusato), guai a parlargli del destino ai contemporanei, con la volontà si ottiene tutto, e non si rendono conto che pure la volontà è un destino. Per esempio c'è il tipo eroico che vuole cambiare il mondo, se il mondo non si può cambiare la vita per lui perde di significato: e questo non è un destino? Da solo si è costruito la gabbia, da solo i suoi nemici, tutti complottano contro la rivoluzione e in ultima analisi contro il genere umano, nientemeno. E' un ispessimento dell'io che gonfia il petto per riaffermare i suoi diritti, come il bambino che pesta i piedi nelle pozzanghere ("i pronomi sono i pidocchi del pensiero", come diceva quello). Altra obiezione: ma se tutti la pensassero come te staremmo ancora all'età della pietra. Ma perché, non è un destino anche l'evoluzione? Dal momento che tutto si muove da qualche parte tutto questo moto pur condurrà, dai e dai un'idea affiora e si propaga per contagio cambiando i connotati alla realtà, stai tranquillo che ci si muove anche controvoglia, non si scappa. E sia, voi bruciate dunque nella volontà dal momento che vi piace tanto, io nel frattempo spegnerò l'incendio e lascerò accesa giusto la fiamma pilota, basterà quella.