domenica 20 marzo 2016

Ritorno a Rousseau

Pensavo, è un po' come se la sinistra più radicale stesse ritornando alle origini, e cioè al mito del buon selvaggio non ancora corrotto dalla società (società oggi più che mai corrutrice). Così scriveva Rousseau: «ogni cosa degenera nelle mani dell'uomo», concetto che fa a pugni con quell'ottimismo razionalista e quella fede nel progresso che era stato il marchio di fabbrica dell'Unione Sovietica e il simbolo dell'uscita dal suo stato di minorità. Contrordine compagni, pressoché spariti gli operai, oggi la sinistra insegue un concetto di uomo nuovo e al contempo antico, il coltivatore diretto, meglio se biologico e vegano, con esperienze in ecovillaggi e comunità rurali. Non ci si stupisce che si stiano condannando all'irrilevanza. Perché a sinistra hanno preso coscienza che l'ottimismo razionalista e la fede nel progresso, principali eredità dell'illuminismo, stanno alla base del trionfo del capitalismo, e nella loro infinita lungimiranza hanno inteso bene di gettare via il bambino con l'acqua sporca, cosicché da magnificatori del progresso si sono trasformati in profeti di catastrofi. Riconducendo il discorso alle trivellazioni: nessuno dice che non vi sia il pericolo che una piattaforma possa prendere fuoco, ma ragazzi miei, se volete una società senza idrocarburi ingegnatevi a vivere fra i boschi come il Thoreau del Walden o come i teosofi del Monte Verità, fate voi.