martedì 18 febbraio 2014

I romani già si credevano all'apice del progresso civile, per non dire dei greci, e guarda cosa gli è capitato: tutti morti. Morti i romani, morti i greci, morti gli dei, morti i condottieri e gli augustei, un'immane carneficina. Se sic transit gloria mundi allora è proprio il caso di dirlo. E così anche noi, nel caso ci credessimo all'apice di qualche cosa. Se il patrizio si credeva elegante in tunichetta e dignitoso nel portamento, be', sappia che oggi giusto gli hare krishna e il chitarrista degli Area. Questa enorme montagna di cadaveri, ne più e ne meno la storia, mi conduce dritto alla giusta misura delle cose. Non vorrei insistere, ma è proprio l'insistere nel crederci un qualche cosa, portatori di diritti e di lagnanze, di felicità e di speranze, che è proprio il significato più abberrante che possiamo dare all'esistenza, in realtà non valiamo proprio un bel niente e la morte è l'unico attributo che ci conviene.

 Dicendo; "Addio sole!"
Cleombroto d'Ambracia
Da un alto muro
Si gettò nell'Ade
Non gli era capitato alcun male
Che fosse degno di morte;
Aveva solo letto
Uno scritto di Platone;
Quello intorno all'anima

(Callimaco, Epigrammi, XXIII)