lunedì 6 febbraio 2012

Il liberalismo nasce stronzo

Stavo ripassando Locke, John Locke, FRS (Fellow of the Royal Society), filosofo inglese tra i padri fondatori del liberalismo e nunzio apostolico dell'empirismo inglese, e mi chiedevo se fosse vera quella storiella che lo voleva tra i maggiori azionisti della famigerata Royal African Company, la compagnia di importazione degli schiavi neri dall'Africa orientale. Insomma, pare che sia vero, il liberale John Locke non distingueva un negro da una cassa di banane. Certo, direte voi, occorre contestualizzare, i negri del XVII° secolo non avevano ancora raggiunto il sufficiente tenore civile per meritarsi di essere accolti nel club delle libertà, bisognava meritarselo. E' che il liberalismo non nacque come conquista della ragione illuminata, ma come pretesto per allargare la base imponibile della ricchezza agli ormai vastissimi strati della borghesia mercantile, e i negri semplicemente si trovarono a fare la parte delle merci. Insomma, il liberalismo nacque con un suo peccato originale, anche le istanze di libertà del XVII° secolo, per dirla alla Nietzsche, furono in sostanza volontà di potenza, il frutto dei rapporti di forza che si vennero a creare fra soggetti in ascesa ed altri in declino, non c'era tanto in ballo un principio etico e morale da difendere, e nemmeno una filantropia pelosa per mettersi apposto con la coscienza, quanto la determinazione e l'abilità di soggetti più scaltri e vitali di altri. Dunque il liberalismo non è un valore morale in sé, è un vettore di opportunità economica e sociale che si serve di volta in volta delle risorse che ritiene più eticamente sfruttabili e sostenibili, secondo un sistema di valori generati al proprio interno per convenienza più che per virtù morale: se un giorno anche il liberalismo riterrà necessario mangiare i bambini, state pur certi, lo farà.