Se gli uomini volessero davvero diventare uomini nel senso nobile voluto dall'umanesimo allora dovrebbero smettere di essere degli animali, ma l'uomo rimane sempre un animale e l'uomo dell'umanesimo rimane un ideale. Gli hegeliani ci insegnano che il progressivo dipanarsi della razionalità universale è un processo di costante miglioramento, diventiamo sempre più giusti e più consapevoli (più "interi"), è il pregiudizio del progresso. Di vero è che c'è un processo, fatti che accadono, situazioni in divenire. Hegel però aggiunge che in questo apparante bailamme si può scorgere un'intelligenza, una "astuzia della ragione" che si serve delle passioni e degli egoismi particolari per perseguire il suo fine universale, quello di completarsi (in Hegel il razionale si serve dell'irrazionale per i suoi scopi, in Nietzsche e Schopenhauer accade il contrario, l'irrazionale si serve del razionale). E qui la tentazione di attribuire un significato morale al processo degli eventi porta a una hybris: questo compiersi della ragione è la finalità morale dell'universo. Tentazione di ogni tempo è di trasformare dei costumi locali (ethos, mores) in leggi universali.
Nessun commento:
Posta un commento