È vero che la "forma mercato" ormai occupa ogni spazio disponibile al punto da assomigliare a una fine della storia, così come ci dicono oggi i giovani hegeliani (fusariani in primis etc.), ma poi per rimettere in moto la storia le oppongono una volontà uguale e contraria, così che per rovesciare quella ne occorre una ancor più trascinante, ancora più egemonica (nel senso gramsciano). Il matto di Röcken direbbe: ecco la volontà di potenza. Se togliessimo improvvisamente la volontà a tutti, mostrando a tutti che in realtà prendiamo possesso della volontà solo a posteriori, quando essa ha già deciso di darsi, tutto l'essere sociale, comprensivo di amici e nemici del mercato, cadrebbe in una depressione senza speranza. Per continuare a sperare occorre invece un nemico e il fatto che serva lo rende indispensabile, ancor più indispensabile della soluzione. Ma tutto questo è troppo sottile da intendersi.
(il processo che ha portato alla fine del medioevo è durato mille anni, la "forma mercato", dove tutto dev'essere immediatamente disponibile, ha invaso anche le coscienze dei giovani hegeliani i quali pensano di poter liquidare il capitalismo in tempo per prendere la pensione: ci vuole pazienza, anche la storia deve fare le sue circonvoluzioni).
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