domenica 28 agosto 2016

"Non poter percorrere le vie medie"

Per gustarsi appieno Gadda bisogna prima accettare di entrare nella sua nevrosi, quella dell'uomo di lettere frustrato dalle ambizioni borghesi della madre che lo volle ingegnere, frustrazione che fa da carburante a quella serie di bozzetti grotteschi che messi tutti in fila costituiscono l'ossatura della sua produzione. Così parlerebbe un De Sanctis, un Contini non so (di seguito un brano per farsene un'idea).

Dunque solo i casi umani possono veramente gustarsi un Gadda, i casi umani come lui, come voi, come me, ma se siete troppo fiduciosi nelle possibilità infinite della vostra volontà allora il Gadda vi risulterà perlopiù incomprensibile e pesantissimo nella sua densità. Così come scrive il suo alter ego nella "Cognizione del dolore": [si ostina a] "lambiccare rabbioso una qualcheduna di quelle sue parole difficili che nessuno capisce e di cui gli piace ingioiellare una sua prosa dura, incollata, che nessuno legge." Oddio, poi la fortuna letteraria sopraggiunse già in vita per il povero ingegnere, ma lui, completamente arreso alla sua "malattia" (qui intesa in senso sveviano), di questo successo perlopiù se ne vergognava, per giunta preoccupatissimo dalle possibili rappresaglie degli individui che avrebbero potuto riconoscersi nelle sue parodie: come sempre in casi del genere, la sua "malattia" fu la nostra fortuna (detto questo, me la sto finalmente gustando la "Cognizione").