sabato 6 agosto 2016

Dall'eterno ritorno all'eterno presente

Tentavo di spiegare le implicazioni filosofiche di quella che i fisici chiamano "termodinamica": non è il tempo che impedisce al nostro famigerato uovo di ritornarsene intiero dopo che si è tramutato in frittata, non è il tempo perché il tempo in sé non esiste, è l'altissima improbabilità statistica che glielo impedisce pur non essendo per questo un impedimento assoluto (una sola possibilità su un bilione di bilioni, per dire). Il passato è ciò che non ritorna, ma non perché è cocciuto, ma perché è assai improbabile che ritorni (pur non essendo impossibile). Questo ovviamente se si vuole rimanere entro il discorso della fisica. Se si vuole invece allargare l'orizzonte si può invece tentare di dare l'ennessima interpretazione dell'eterno ritorno nietzschiano: per la legge dei grandi numeri, ci metta pure tutto il tempo che vuole, ma l'eterno rimescolamento di tutte le particelle del cosmo finirà per ripetere prima o poi il suo schema. A me piace pensarla invece in un altro modo, mi piace pensare il tempo come un eterno presente, fatto del ricordo e della testimonianza di un passato che si manifesta nel presente, nell'attesa di un futuro che non può esistere se non nel presente, per cui, più che una freccia, qui si tratta di un punto che contiene tutto il mutevole pur rimanendo immobile. E' un bel rompicapo, ma ammetterai che è più interessante (e non è nemmeno in disaccordo con la relatività generale, anzi). (seguo il suggerimento del professor Freud, pubblico tutto senza curarmi troppo del giudizio critico, la cura definitiva al blocco dello scrittore).