lunedì 9 maggio 2016

Senza via di scampo

Capisco il problema, in nome dell'efficacia dell'azione di governo, si dice, si intende ridurre il potere del parlamento a tutto vantaggio dell'esecutivo. E' un problema grande, che va ben aldilà dei personaggi attualmente impegnati nella commedia, alla velocità attuale del cambiamento i governi devono possedere la rapidità dei consigli di amministrazione, al netto della effettiva capacità di Renzi, Salvini, grillini e compagnia bella di risolvere un qualsivoglia problema (io personalmente non credo vi sia per principio nessuno in grado di approntare delle soluzioni, essendo la crisi attuale talmente interconnessa alle varie crisi locali e talmente strutturata globalmente che prescinde dalle azioni dei singoli governi, si intende che la mia opinione non è dirimente). Mi pare invece di intravedere, ma questo già da tempo, una sorta di conflitto fra democrazia e tecnica, intesa come la intendono i filosofi, per cui è l'essenza stessa della contemporaneità che esige di anteporre l'efficacia dei provvedimenti alle esigenze della rappresentatività, essendo l'occidente tutto strutturato su modelli deterministici. Viviamo insomma nell'epoca dell'efficacia, e Renzi in tutto questo rappresenta ahinoi più l'impressione dell'efficacia che l'efficacia stessa (se la democrazia è oggi in pericolo lo è per l'idea che nei decenni precedenti non si è fatto nulla di buono e da qui l'urgenza, seppure fine a se stessa).