lunedì 2 maggio 2016

Parusìa

E' giunto il momento di parlare della parusìa (con l'accento sulla "i"), un termine ormai entrato nell'uso comune. Una breve ricerca vi mostrerà l'origine greca del termine, il quale viene tradotto come "presenza", e la parusìa sta ad indicare proprio la presenza del divino nelle cose terrene. Se vi ricordate, Platone sosteneva che questo mondo non è che un'immagine imperfetta di un mondo perfettissimo, l'Iperuranio, come se fosse, questo mondo, l'immagine riflessa su uno specchio d'acqua increspata di una perfettissima volta celeste. Ebbene, in Platone la parusìa indica la presenza dell'essenza ideale perfettissima nell'ente materiale imperfetto, e già qui ci sarebbe da discutere, e cioè di come sia possibile rilevare e distinguere la presenza del perfetto nell'imperfetto. Tuttavia, dopo Platone il cristianesimo si appropria del termine e lo usa per indicare la seconda venuta del Cristo alla fine dei tempi, intendendo la "presenza" come manifestazione certissima di Cristo all'interno di un mondo che è giunto al suo massimo grado di corruzione, e infatti San Paolo scrive: «Nessuno vi inganni in alcun modo! Prima infatti dovrà avvenire l'apostasia e dovrà essere rivelato l'uomo iniquo, il figlio della perdizione, colui che si contrappone e s'innalza sopra ogni essere che viene detto Dio o è oggetto di culto, fino a sedere nel tempio di Dio, additando se stesso come Dio». Questo uomo che siede sul trono di Dio sarebbe per alcuni l'uomo della tecnica, cioè l'uomo di scienza, il "superuomo", per cui, se contate di fare programmi per il futuro, tenete presente che l'anticristo si è ormai manifestato e la fine dei tempi dovrebbe quindi essere questione di giorni o al massimo di anni, la parusìa incombe sul mondo e potrei quindi anche smettere di mandare curriculum, tutto volge al termine. (noterete come l'uso greco del termine sia molto più raffinato, ma non vogliamo qui contraddire la verità rivelata, sia solo per scaramanzia).

[intanto vi tengo impegnati con questo finché non ritrovo un po' di tranquillità].