martedì 2 aprile 2013

Volevo dire, l'essere buoni è una forma di vanità, così come l'essere cattivi, eventualmente. Più un movimento, un gruppo di persone, un'idea di partito, si specchia nell'idea della bontà (e non sto parlando solo dei grillini, ma soprattutto e anche del Pd), più perde di vista la praticità dell'azione e ricade nella sterilità della forma, il compiacersi per compiacersi, tipico del fabiofazismo e del robertosavianesimo, e di tanti altri pretini della sinistra o dei sedicenti e rivoluzionari movimenti giovanili che partono dal web. La politica dovrebbe essere fredda come la morte: mi andrebbe benissimo anche un apatico - inteso come privo di pathos (e guai a togliere il pathos ai popoli latini, se non sai arringare le folle sei un signor nessuno) -, un poco incline all'empatia, un aperto nemico della ggente, se questo significa far funzionare a dovere uno Stato, un tecnico... ecco, un tecnico, l'Italia è invece la morte dei tecnici, anche i più saggi dei saggi, i più professori dei professori, si rivelano tosto degli inutili e vanitosi tromboni una volta elevati agli onori delle cronache. No, la politica dev'essere fredda come la morte, kälter als der tod, più amoreggia con il popolo e più trasforma la democrazia in un adescamento di minorati.