Quella condizione originaria di tutte le cose di ritrovarsi in lotta per la propria sopravvivenza, che lo Schopenhauer descrive come volontà di vita, è quello che il Nietzsche reinterpreta come volontà di potenza, la volontà di vita è volontà di potenza, cioè tensione originaria di tutte le cose ad espandersi e accrescere la propria forza, la quale forza si traduce fisiologicamente in felicità. Questa felicità non ha dunque bisogno di essere giustificata dalla morale, è anzi la morale che discende genealogicamente da quella sensazione di felicità: è buono ciò che pensiamo quando ci sentiamo felici. La felicità è il sintomo di un ostacolo che viene rimosso, di un accrescimento avvenuto nella forza, ergo, è buono ciò che accresce la forza. E non si tratta tanto di un programma politico, quanto di una realtà psichica: la felicità precede il giudizio e ne stabilisce il valore, non è l'intelletto il movente, ma lo stato emotivo.
La tensione originaria di tutte le cose ad espandersi e accrescere la propria forza" pensavo si riferisse solo agli organismi viventi. E invece mi sono ricordato di Simone Weil:
RispondiElimina"Il fine primo e, in ultima analisi, l’unico fine di qualunque partito politico è la sua propria crescita, e questo senza alcun limite."....l'istituzione dei partiti sembra proprio costituire un male senza mezze misure. Sono nocivi nel principio, e dal punto di vista pratico lo sono i loro effetti. La soppressione dei partiti costituirebbe un bene quasi allo stato puro".
Simone Weil - Note sur la suppression générale des partis politiques- pubblicato postumo nel 1950-
Per Nietzsche e Schopenhauer questa tensione si rileva anche nella materia inerte, nei sassi, nei pianeti, nei fiumi, nei monti.
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