sabato 11 gennaio 2014

Mi scuserete, ma visto i guai che sto passando non ho più la forza di seguire la cronaca, ne di farci sopra delle battute, ne di psicanalizzare il leaderino di turno, mi va piuttosto di astrarmi dalla realtà e dedicarmi alle materie che più mi piacciono, almeno finché ne avrò il tempo. Per di più mi rendo conto solo ora che sono dieci anni che tengo un blog ed è già un miracolo che sia ancora qui a scrivere qualcosa ogni tanto. Ultimamente la mia passione per l'ontologia sconfina nella curiosità scientifica, del resto, fatta la tara alla velenosa gelosia dei filosofi nei confronti degli scienziati, mi pare che vi sia una continuità naturale fra le due dimensioni del sapere. Per contro i fisici tendono a considerare la filosofia ne più e ne meno come una sorta di favola, una letteratura d'evasione, concentrati come sono sulla necessità di certezze empiriche che fatalmente stentano sempre più ad acquisire visto la radicale decostruzione del senso materia alla quale si sono destinati. Insomma, fra scienza e filosofia sussiste il rapporto che si instaura fra il figlio giovane e saccente e il vecchio genitore inacidito, bisticciano, ma sono consanguinei (come nelle migliori famiglie). Ma più che passione per l'ontologia direi proprio una drammatica necessità, la necessità di chi si trova con l'acqua alla gola e non ha ancora dato un senso alla vita, per cui nemmeno alla morte. Dato il quadro, il futuro del paese mi appare inessenziale, un destino come tanti altri, e a chi ancora ci crede auguro senz'altro la fatica di pensare di poterlo mutare.