da questo libro di etica non ci si deve aspettare alcuna prescrizione, alcuna dottrina dei doveri; tanto meno esso fornirà un principio morale generale, una sorta di ricetta universale capace di produrre tutte le virtù [...] ed è davvero una contraddizione evidente dire che la volontà è libera e tuttavia prescriverle delle leggi secondo le quali essa deve volere: ‘deve volere’ - un ossimoro! [hölzernes Eisen, "ferro ligneo"]
(Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione, Libro IV)
L'etica non si prescrive, si descrive, non si può far altro. Che poi ci faccia piacere, relativamente alle necessità della vita, che vi sia buona fede e un agire corretto, soprattutto nei nostri confronti, questo è indubbio. Agire con amore, si dice, è una buona regola. Aprirsi all'altro, è una buona regola. Lo stesso Schopenhauer descrive il malvagio come colui che riconosce solo la sua propria volontà e non quella degli altri, e il buono invece come quello che riconosce la sua propria anche in quella altrui, e ne ha rispetto. Ma è appunto una descrizione, non una prescrizione. Perché poi alla base di molta filosofia politica c'è l'idea che vi sia un modo di accordare gli uomini fra di loro calandoli in una certa società virtuosa, non è così, e infatti l'etica ci sfugge sempre dalle mani, non già perché siamo afflitti da un peccato originale e non ne siamo intimamente capaci, ma perché prescrivere un'etica non genera necessariamente un'obbedienza.
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