lunedì 9 agosto 2021

Nuda vita ecc.

Il concetto di "nuda vita" è di una capziosità degna di un heideggeriano. La "nuda vita", a quanto pare di capire (ma ogni ulteriore delucidazione è ben accetta), è la vita umana spogliata (e qui immagino la ragione di quel aggettivo, "nuda") di un certo diritto di agire e conseguentemente di essere. Rimanda alla condizione del paria, dell'escluso per legge, per arbitrio o per colpa (ma a ben guardare ogni colpa rimanda anch'essa all'arbitrio supremo della legge che ha inteso porla come tale). La "nuda vita" diventa dunque la mera vita del sopravvivente sulla quale il potere ha posto il suo segno, la "nuda vita" è portatrice del "bando sovrano". Ora, in questa vita messa al bando dal potere, sostiene il filosofo, si rispecchia la nostra stessa vita al tempo della pandemia. Suggestivo, come una poesia.

La mia avversione al green pass è di natura personale, inerente a una mia particolare sensibilità. Ho un pregiudizio nei confronti di Heidegger, del modo in cui pensa, e conseguentemente verso gli heideggeriani. Heidegger è il filosofo che a un certo punto, trovandosi invischiato nel suo stesso vicolo cieco, ha inteso che fosse la filosofia che non poteva esprimersi oltre. Ahimè l'abbondante proliferazione di heideggeriani dopo la sua morte prova che il loro maestro si sbagliava. Gli heideggeriani procedono per suggestioni, come poeti le ricercano dentro il suono delle parole: "nuda vita" suona meglio di "vita nuda", "homo sacer" fa rima con "homo faber". Non ho alcuna pretesa di confutare Agamben né di appoggiarmi ai suoi argomenti per il motivo che la mia avversione al green pass si sostiene per conto suo. Continuo a diffidare degli heideggeriani e delle loro inferenze creative, delle loro suggestioni e dei loro lirismi, veri nella misura in cui si vogliono credere, come frasi rituali a una festa di druidi. Non cerco l'auctoritas, mi curo solo degli argomenti.

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