L'Iran ha attaccato, Israele ha risposto, apposto così, si lasceranno in pace per un'altra settimana. Non sono io che faccio ironia, lo ha detto Donald Trumpf, in teoria il capo della banda ("Netangnau non mi ha sfidato, se gli dico di fare una cosa la fa", leggi: si nota tanto che mi sono fatto menare per il naso?). In fondo le guerre sono così, non servono le grandi analisi geopolitiche, nella loro intima essenza sono l'infinito ridotto al livello dell'asilo, seguono le stesse dinamiche, è lo stesso Geist che si manifesta. Io per esempio davo dei pizzicotti fortissimi perché nella mia idea al massimo avrei ricevuto in risposta un pizzicotto uguale e contrario, tirar pugni già mi prefigurava la fastidiosa possibilità di riceverne uno in cambio e l'idea non mi garbava. Qui abbiamo invece un Israele e un Iran che non possono dimostrarsi arrendevoli ciascuno per i casi suoi, e quindi se dovesse pure arrivare una pace, sarà pur sempre una pace armata, un guardarsi in cagnesco (anzi, in gattesco) come i gatti quando si mettono a gnaulare e si guardano di storto facendo finta di non vedersi. È la stessa volontà che agisce, gli stessi impulsi, negli animali come nei capi di Stato, basterebbe aver compreso bene lo Schopenhauer più che lo Hegel senza aver studiato alla LUISS o alla IASSP, che ti fanno spendere un sacco di soldi per arrivare alle stesse conclusioni.
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