domenica 16 agosto 2015

Oltre il materialismo

Oggi parliamo di cose serie. Approfittando della temperatura più mite stavo giusto spiegando la differenza fra materialismo e idealismo, contrapposizione che si può ricondurre essenzialmente alla domanda: è nata prima la materia o la coscienza della materia? Per noi contemporanei, intuitivamente, è nata prima la materia, del resto la narrazione scientifica ufficiale ci bombarda quotidianamente dai canali tematici confermandoci che viviamo in un mondo fatto di oggetti: il Big Bang, Plutone, Kepler 452b, tutta roba che esiste o che perlomeno deve essere esistita indipendentemente dalla presenza di un osservatore (Einstein al povero Bohr: «allora lei sostiene che la Luna non esiste quando nessuno la osserva?»). Chi andrebbe in giro, oggi come oggi, a dire che la materia non esiste? Lo prenderebbero per matto (non si tratta infatti di negarla, ma di ridefinirne il concetto). La materia è quel che è proprio perché è la coscienza che le permette di manifestarsi in quel modo e non in un altro, la matematica stessa descrive sì la realtà fisica, ma nel modo esatto in cui glielo permette la coscienza. Questo è l'idealismo, non già quello di Hegel, ma piuttosto quello di Kant: la realtà è ciò che è nei modi e nei termini concessi dalla coscienza. Dopo Kant interviene sulla questione anche Schopenhauer: senza coscienza non vi può essere materia, ma senza materia non vi può essere coscienza, materia e coscienza non sono contrapposte ma necessariamente correlate nella cosiddetta "rappresentazione". Possibile dunque che tutto sia solo una rappresentazione, alla maniera di immagini che scorrono davanti a uno schermo? In questo la fisica ha già abbondantemente superato il senso comune, la materia come sostanza a sé è già argomento troppo metafisico per superare l'esame della scienza sperimentale. E d'altronde, la materia che tocchiamo con mano non possiamo nemmeno dire che sia toccata da noi direttamente, ma è il risultato sensoriale derivante dalla repulsione elettromagnetica fra particelle mediata dall'attività delle terminazioni nervose. Stando così le cose la materia è più un'idea che una realtà ontologica a sé stante, dal che si evince, in conclusione, che anche l'idea della materia si va a formare storicamente, soggetta in primo luogo alla storicità del progresso scientifico e legata alle alterne fortune dei suoi paradigmi. Buone cose.

5 commenti:

  1. Perché nessuno cita mai Quine, su questioni epistemologiche, al cui cospetto tutti impallidirebbero?

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    1. Perché si vuole che il mondo abbia un solo senso preciso alla volta

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  2. Un solo senso preciso... epperò sbagliato.
    Ermeneutica (ma di chi? Kant? Schopenhauer?) o banale eristica?

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  3. Pur di aumentare la propria presa sul mondo la conoscenza scientifica è disposta anche a cambiare ricorrentemente paradigma e punto di vista, ogni senso preciso del mondo, ogni senso attribuibile alla materia, è funzionale allo scopo (lo scopo è aumentare indefinitivamente la capacità di raggiungere gli scopi, su questo sono d'accordo con Severino).

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  4. Però l'io puro prima del non-io pone se stesso (ma bisogna anche ammettere che l'esponenziale diagonalizza le traslazioni...)

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